La Pittura Selfica, quadri per meditare

ReNudo 01Prima ancora che essere un elemento della crescita spirituale, l'arte a Damanhur è una colonna sonora-visiva costante nella vita dei cittadini della Federazione. Le pareti esterne di tutte le case damanhuriane, quando architettura e impianti lo permettono, sono tele sulle quali dipingere qualche cosa: le grandi immagini di natura dell'area chiamata Damjl, sulle quali campeggiano enormi fiori ed enormi insetti (e squarci volutamente lasciati "aperti" nei quali si intravedono testimonianze di precedenti decorazioni); la battaglia navale di epoca antica raffigurata a Milte, poco lontano da un piccolo bacino artificiale dove un particolare della stessa scena è riprodotto in pietra giovane; l'insolita visione di una penisola, che ricorda molto "la Penisola" vista nella prospettiva opposta a quella che generalmente consideriamo, sui muri della Porta del Sole. In mezzo, statue di ceramica smaltata, colonne, statuette di terracotta e altre realizzazioni con varie tecniche, poste lungo i vialetti interni e ovunque vi sia spazio.


ReNudo 02L'arte è uno dei percorsi privilegiati, in ogni epoca e in ogni cultura, che gli esseri umani hanno cercato per lasciar maturare i propri talenti e per scoprirne di nuovi nel cruciale intreccio tra ispirazione, tecnica realizzativa e studio dei materiali. Ciò che distingue l'artista dall'artigiano, da un punto di vista spirituale, non è il valore dell'opera ma la piccola o grande trasformazione ch'è intervenuta nel suo autore da prima a dopo la realizzazione.
A Damanhur, consideriamo fondamentale anche un'altra via d'accesso all'arte, vale a dire il processo di trasformazione che l'opera d'arte intende far nascere nel fruitore: l'osservazione di un quadro, di una scultura, l'ascolto di una musica o l'assistere a una rappresentazione teatrale hanno come finalità la trasformazione dei pensieri dei fruitori. Arte come elemento talvolta d'identità, perché come sovente accade a Damanhur si ispira a miti fondanti ed esperienze di vita nelle comunità, ma anche arte come scandaglio per misurare la profondità del proprio mondo interiore, per dilatarlo e imparare sempre nuovi modi di esplorarlo. Esplorarlo, che significa percepirlo, che significa crearlo, ogni volta più ampio e luminoso.
Nell'esperienza dei damanhuriani, quindi, se preziosa è quella dell'artista, preziosissima è quella di tutti gli altri, che all'opera d'arte danno vita come fruitori e da essa traggono vita nuova.
Il discorso vale per le opere che si incontrano passeggiando nel territorio damanhuriano come vale per le opere dei Templi dell'Umanità, per le musiche come per il teatro, come per la particolarissima pittura selfica nella quale fra poco ci addentreremo.
I templi dell'Umanità sono con ogni probabilità la realizzazione per la quale i damanhuriani sono più noti: 8500 metri cubi di terra e roccia scavati a mano in una collina; sette sale principali e centinaia di metri di corridoi e scale interne; un ascensore e diversi passaggi segreti, celati nelle pareti. Tutto questo, completamente decorato da dipinti, vetrate, mosaici, statue. In questa realizzazione, che è dedicata alla natura spirituale e divina dell'essere umano, è condensata l'idea damanhuriana dell'arte, che parte da un artista – più spesso, da un gruppo di artisti che operano insieme, condividendo il percorso creativo e realizzativo – il quale è medium tra un pensiero che appartiene all'intero "popolo" e la sua realizzazione pratica; l'artista crea, i damanhuriani e tutti i visitatori dell'opera aggiungono valore attraverso la loro fruizione, e il valore aggiunto fornisce nuova linfa all'ispirazione degli artisti, in una circolarità energetica attraverso la quale il contenuto artistico si autosostiene.

ReNudo 01L'arte come elemento di trasformazione per il fruitore ha la sua più evidente manifestazione nella pittura "selfica", ambito nel quale opera Falco, Oberto Airaudi, la guida spirituale di Damanhur. La selfica è una disciplina allo studio in Damanhur sin dagli anni precedenti la formazione della prima comunità: si occupa della possibilità di richiamare e ospitare energie intelligenti e di metterle in simbiosi con le persone. Per fare questo, occorre un supporto fisico: nascono così le self, piccole e grandi strutture per lo più in rame, dalle forme curvilinee, basate in particolare sulla spirale, che si possono indossare come bracciali, anelli o che si tengono negli ambienti nei quali si vive. Si tratta di una ricerca di confine, che non ha ancora evidenza scientifica, attraverso la quale si sperimenta da tanti anni negli ambiti del benessere personale, della sensibilità, del riequilibrio degli stati di coscienza.
In parallelo alle applicazioni della selfica in rame e altri materiali, vi è l'utilizzo del medesimo principio in chiave bidimensionale: la pittura selfica.
Nei quadri selfici, il cromatismo, l'assenza-presenza della forma, il rapporto tra luce e colore guidano l'osservatore in un'esperienza che parte dai sensi e diventa un viaggio dentro di sé.
Da un punto di vista artistico, Falco integra elementi cromatici, figurativi e astrattismi uscendo dai linguaggi già noti della comunicazione pittorica. La tecnica è semplicissima: colori acrilici e tempera, quasi a sottolineare come manipolare forme e dare loro vita sia alla portata di chi intende farlo, non solo di chi è tecnicamente preparato per farlo. Il risultato, dal punto di vista estetico, è molto particolare e, direbbero i critici, "provocatorio": il gioco della luce negli spazi creati dalle forme, l'assenza talvolta di forme stesse, la densità del colore che permette la trasposizione di figurativo e astratto nella unità cromatica, creano un codice originale e di grande ritmo.
ReNudo 03Il punto sostanziale è però l'affascinante rapporto che viene a crearsi tra ogni quadro e ogni osservatore. La natura del quadro selfico – Falco dipinge tele delle misure più diverse – è proprio quella di creare una sintonia tra l'opera stessa e il suo osservatore: non solo uno stimolo, un richiamo a valori importanti, come è proprio dell'arte in sé, ma un dialogo vero e proprio tra il quadro e il suo osservatore. Chi frequenta la Galleria dei quadri selfici presso il centro Damanhur Crea, conosce bene la sensazione di aggirarsi in mezzo a decine di tele diverse, e di sentirsi ad un certo momento richiamato da una o più di esse, e di fermarsi davanti al quadro del quale si è avvertita dentro di sé la voce, osservando, meditando, ricevendo un messaggio.
Ogni quadro è una creatura, dotata di un corpo a due dimensioni e di una grande aura, con la quale si intesse il dialogo. Molti appassionati di questo genere di pittura, ricercatori spirituali, dopo aver acquistato numerosi quadri, li usano per realizzare delle vere e proprie stanze di meditazione nelle quali ampliare la propria sensibilità e riflettere, rilassarsi, comunicare con parti nascoste di sé, grazie alla mediazione dei quadri stessi.
Dopo aver intrapreso la strada della pittura ancora da ragazzo, Falco ha aperto al grande pubblico la pittura selfica da circa venti anni, come nel suo stile, proponendo uno strumento con il quale ognuno impara a interagire, a seconda della propria personalità e sensibilità.
Creature vive più che mandala, i quadri selfici sono una finestra verso un'altra dimensione della percezione, che lega l'infinitamente lontano con l'infinitamente vicino. Chi cerca sa che voler distinguere tra ciò che è lontano e ciò che è vicino è un atto di estrema presunzione, o di profondissima consapevolezza. L'arte può darci un'idea del punto di equilibrio tra le due posizioni; in quale direzione andare, spetta a noi deciderlo.

ReNudo 04

Stambecco Pesco
Su Re Nudo 12, primavera 2011

 

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